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L'esperienza della sofferenza e il diritto al pianto

17.08.2022

Durante un colloquio una mamma mi racconta, con una certa perplessità, che il giorno prima aveva partecipato, con la figlia undicenne, ad un funerale di un genitore dell’amica della figlia.
Lo stupore della madre era che la figlia aveva voluto esserci, e con insistenza, a quel funerale; nonostante non fosse una delle amiche preferite.
La madre rifletteva sul fatto che effettivamente la figlia non aveva, fino a quell’età, subito lutti famigliari vicini. E, per quanto possibile, lei come mamma aveva preservato la figlia da dolori legati a scomparse premature, costituendo una sorta di campana di vetro.
(Un articolo di Davide Gravellini, consulente fisolofico)

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Durante un colloquio una mamma mi racconta, con una certa perplessità, che il giorno prima aveva partecipato, con la figlia undicenne, ad un funerale di un genitore dell’amica della figlia.
Lo stupore della madre era che la figlia aveva voluto esserci, e con insistenza, a quel funerale; nonostante non fosse una delle amiche preferite.
La madre rifletteva sul fatto che effettivamente la figlia non aveva, fino a quell’età, subito lutti famigliari vicini. E, per quanto possibile, lei come mamma aveva preservato la figlia da dolori legati a scomparse premature, costituendo una sorta di campana di vetro.

Ma, come ci insegna la storia del piccolo Principe, sotto la campana di vetro: la rosa muore a sé stessa.
La figlia, in prima fila, accanto ai famigliari più stretti del defunto testimoniava il suo desiderio di fare un’esperienza, vera, se pur di sofferenza.
La domanda che la mamma, e ognuno di noi, può porsi è: fino a che punto è giusto escludere la sofferenza, il negativo, dalla vita?
Il filosofo Byung- Chul Han può darci qualche spunto utile per analizzare meglio la situazione. 
Nel saggio La società senza dolore Chul Han parte dal postulato jüngheriano: “Dimmi il tuo rapporto con il dolore e ti dirò chi sei” per indagare come l’uomo moderno abbia bandito la sofferenza dalla propria vita, trattandola esclusivamente in maniera medica e farmacologica.
La paura generalizzata del dolore - algofobia - pervade la società contemporanea in ogni suo aspetto: sociale, politico, artistico ed economico, spingendo l’individuo verso un’anestesia della sopravvivenza dove “siamo troppo vivi per morire e troppo morti per vivere”. Questo evitare la benché minima, esperienza della sofferenza verrebbe a creare una società palliativa, dove impera la compiacenza del like e della felicità coattiva perpetrando: l’eterno rito dell’Uguale. 
Come si esce dal circolo vizioso dell’Uguale, come si taglia la testa del serpente che si morde la coda?
Chul Han ci invita a riprendere con volontà il coraggio: dell’eroe, dell’amante e del mistico che si ribella all’inferno dell’Uguale. Ci propone una narrazione della sofferenza, come nell’esempio di Proust che “coltivava la sofferenza a vantaggio della scrittura”, per rendere il “dolore raccontabile” e “traghettarlo in una narrazione”.

 

La bambina di dieci anni, per ritornare all’episodio iniziale, che corre dalla mamma confessando di non essere riuscita a trattenere le lacrime durante il funerale, rappresenta il diritto al pianto che ogni persona reclama.
Come bene ci racconta anche il mito di Proserpina che, imprigionata, al buio, sottoterra, riusciva con le proprie lacrime a far germogliare la terra: lacrime rigeneratrici di vita. Con le sue lacrime la bambina esce dal suo stato di “benessere” solitario, per entrare in una dimensione sociale e “essere toccata dall’altro”; per mantenere una vita viva. In questa dimensione il pianto apre alla relazione con Dio e con gli altri, anche attraverso strade amare.


Perché “la vita che rifiuta qualsiasi dolore è reificata” e soltanto rompendo la campana di vetro è possibile fare un ’esperienza del dolore che, attraverso la catarsi, riabiliti una dimensione umana e comunitaria.

Bibliografia principale

Byung- Chul Han, "La società senza dolore", Einaudi 2020.

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Il Centro di Psicologia di Gessate è una realtà di professionisti, fondata dalla dott.ssa Giulia Cavalli, che ha come obiettivo il sostegno e la formazione. Ci rivolgiamo ad ogni fascia di età (bambini, adolescenti, giovani, adulti, anziani, coppie, famiglie).